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Diario
5 aprile 2009
PORTO TORRES. È deciso: il pontile sarà tagliato Manovra per facilitare le manovre dei pescherecci
| da La Nuova Sardegna DOMENICA, 05 APRILE 2009
Saranno eliminati alcuni elementi anche per trovare nuovi spazi per le imbarcazioni del Molo Renaredda Proseguono senza sosta i lavori per il porto turistico
È deciso: il pontile sarà tagliato
Manovra per facilitare le manovre dei pescherecci
di PINUCCIO SABA PORTO TORRES. Una mossa che avrà un doppio effetto e cioé mettere in sicurezza lo specchio di manovra dei pescherecci e trovare una soluzione per le imbarcazioni dei diportisti dell’associazione “Molo della Renaredda”. Nei giorni scorsi, infatti, sarebbe stato deciso l’accorciamento temporaneo del nuovo pontile galleggiante. Una decisione sollecitata da mesi sia dai diportisti sia dai pescatori. Dopo la riunione dello scorso 28 febbraio, che si era tenuta a Cagliari e alla quale non era stata invitata l’amministrazione comunale, il problema era stato affrontato in diverse sedi istituzionali. Che avevano deciso un’azione comune per quella soluzione, il “taglio” del pontile, che da subitio era apparsa la più ragionevole. Soluzione che finalmente è stata condivisa da tutte le parti in causa (regione, autorità portuale, comune, capitaneria di porto). Il pontile verrà quindi accorciato di due elementi, 25 metri in tutto, che restituiranno spazio alla manovra dei pescherecci ma anche alle imbarcazioni da diporto ormeggiate alla Cormorano Marina. Ripristinata la sicurezza dei pescherecci, i due elementi potrebbero essere utilizzati per realizzare un nuovo pontile provvisorio dove verrebbero ospitate le imbarcazioni dei diportisti sfrattati dal molo della Renaredda. I due elementi del nuovo pontile non sarebbero però sufficienti per creare uno spazio per tutti e per questo motivo l’amministrazione municipale ha deciso di mettere a disposizione il quinto pontile, inutilizzato dopo la rimodulazione dei pontili comunali. Ancora non è stato deciso dove calare in acqua il nuovo punto di ormeggio, soluzione che però dovrebbe essere trovata in tempi brevi. Nel frattempo i lavori per la realizzazione del nuovo porto turistico vanno avanti rapidamente, forse in anticipo sulle previsioni e sui tempi del capitolato di appalto che erano di 700 giorni. La nuova darsena interna, alla radice dei pontili comunali, è praticamente terminata. In questi giorni si sta montando la gru del cantiere navale mentre la pavimentazione del banchinamento è quasi completata. Proseguono abbastanza velocemente anche i lavori sulla vecchia diga di levante. Dopo la demolizione del muraglione in trachite, dovrà essere completata la pavimentazione, realizzati i servizi, avviata la posa degli arredi che cambieranno l’aspetto della banchina e inoltre dovrà essere riallineato il pontile della Cormorano Marina. Infine dovrebbe essere modificata la parte finale dell’ex diga di levante che, dopo il taglio previsto dal progetto, ha lasciato i pontili senza protezione, o quasi, dalle correnti interne del porto mosse dal vento di maestrale. -------------
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| da La Nuova Sardegna DOMENICA, 05 APRILE 2009
Una mozione dei consiglieri Cermelli e Fadda
Una «class action» contro i dirigenti del petrolchimico
PORTO TORRES. Se si dovesse arrivare a un processo a carico dei dirigenti dello stabilimento petrolchimico, il comune di Porto Torres dovrebbe costituirsi parte civile. Lo sostengono in una mozione i consiglieri comunali Ivan Cermelli (Pdl) e Tore Fadda (Psd’Az) che concretizzano così una delle iniziative dell’associazione Cultura e Azione che sta cercando di portare avanti un’azione legale comune, quasi una “class action”, dei congiunti di 35 ex lavoratori del petrolchimico deceduti o malati di cancro. Cermelli, che è anche avvocato, dopo essersi accertato dell’esistenza della richiesta di rinvio a giudizio dei quattro dirigenti del petrolchimico dal parte del pubblico ministero Michele Incani, sottolinea che i cittadini di Porto Torres «sono indubbiamente le parti lese di queste eventuali condotte criminose poste in essere nei decenni di chimica sulle nostre terre e nei nostri mari, condotte che hanno compromesso per molti anni - e in alcuni casi per sempre - alcune di esse, bloccando ulteriore sviluppo economico alternativo a quello della monocultura industriale». Senza dimenticare, poi, che «anche i cittadini, oltre ai lavoratori, potrebbero aver subito gravi danni alla salute». Per questo motivo i consiglieri Fadda e Cermelli chiedono al consiglio un parere positivo su un’eventuale costituzione di parte civile, azione giudiziaria ad affiancare quella dei familiari degli ex lavoratori del petrolchimico che, però, andrebbe a inserirsi in un altro procedimento penale, quello avviato dalla vedova di un ex dipendente dell’Enichem, deceduto dopo esser stato colpito da quattro forme tumorali primarie, cioé sorte autonomamente l’una dall’altra, ma tutte riconducibili secondo la casistica della medicina del lavoro, alla presenza di quelle sostanze lavorate negli impianti del polo chimico portotorrese. -------------------
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| inviato da portotorres il 5/4/2009 alle 9:37 | |
3 aprile 2009
PORTO TORRES. «Il Comune non tartassa i cittadini» chiarimenti del sindaco sulla richiesta dei dati catastali
| da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 03 APRILE 2009
«Il Comune non tartassa i cittadini»
I chiarimenti del sindaco sulla richiesta dei dati catastali
Servizio rifiuti: i moduli trasferiti all’Agenzia delle entrate

di Pinuccio Saba
PORTO TORRES. «In questa vicenda il Comune non c’entra niente. Si limita a fare quasi da passacarte per l’Ufficio delle entrate». Luciano Mura ci tiene a cancellare immediatamente l’immagine di “comune che tartassa i cittadini” con vessazioni burocratiche delle quali «non siamo responsabili». E chiarisce, soprattutto ai cittadini, per quali ragioni ha dovuto inviare quella lettera a tutte le famiglie che pagano la tariffa per il ritiro dei rifiuti solidi urbani. «Tutto nasce dalla legge Finanziaria del 2007 che ha imposto a tutti gli enti pubblici o privati che erogano servizi di chiedere agli utenti-contribuenti i dati catastali relativi all’immobile occupato, sia che si tratti di casa di proprietà sia che il contribuente paghi l’affitto - spiega Luciano Mura -. Il comune era obbligato a inviare quelle lettere perché fornisce ai cittadini il servizio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Ma quei dati per noi sono inutili tanto che i moduli compilati dai cittadini vengono trasmessi direttamente all’Agenzia per le Entrate. Se non lo avessimo fatto, saremmo stati sanzionati». Un particolare che, forsee, ai cittadini interessa poco. Ai cittadini interesserà invece sapere che se non rispondono al questionario, o lo compilano infedelmente, l’Agenzia delle entrate (e non il comune) li sanzionerà nel primo caso con una multa di 51 euro, nel secondo caso con una multa che varia fra i 250 e i 2500 euro. «Noi, in quanto erogatori di un servzio, abbiamo dovuto inviare le lettere e siccome i moduli dovevano essere riconsegnati all’ufficio tributi o all’ufficio protocollo del comune, è stato logico per gli utenti dare la colpa a noi - aggiunge Luciano Mura -. Ma per cittadini e contribuenti non è finita. Anche altri enti che forniscono servizi (gas, energia elettrica, telefonia) dovranno inviare la stessa richiesta e a breve dovrebbero arrivare le lettere della Telecom. Tutto questo è stato voluto dall’Agenzia per le entrate per creare una banca dati contro l’evasione fiscale». Ma il sindaco ha qualcosa da ridire anche sulle proteste dei cittadini che lamentano i disservizi di Abbanoa. «Anche in questo caso i cittadini si rivolgono a chi, fisicamente, è raggiungibile e cioè lo sportello Abbanoa che è ospitato nello stabile dell’Ufficio tributi - commenta -. Ma quel servizio non è nostro, non è di questo municipio. Noi, per venire incontro alle esigenze dei cittadini, abbiano messo a disposizione di Abbanoa uno spazio fisico ma il servizio non lo gestiano noi. Questo comune ha protestato più di una volta con i vertici di Abbanoa, abbiamo chiesto un miglioramento quantitativo e qualitativo del servizio offerto ai cittadini, ma non possiamo intervenire direttamente nella gestione. Ed è nostra intenzione ribadire queste richieste ad Abbanoa anche perché, come hanno potuto constatare proprio i cittadini, quando era il comune a gestore il servizio le cose funzionavano molto meglio». ------------------------- |
| inviato da portotorres il 3/4/2009 alle 7:53 | |
28 marzo 2009
PORTO TORRES. Il commento è unanime: «Petrolchimico destinato alla chiusura definitiva»
| da La Nuova Sardegna SABATO, 28 MARZO 2009
«Petrolchimico destinato alla chiusura definitiva»
di PINUCCIO SABA PORTO TORRES. Il commento è unanime: si va verso la chiusura definitiva del polo petrolchimico di Porto Torres, che finirà per trascinare nel baratro gli impianti di Assemini e Ottana, e in un secondo momento della chimica nazionale. Il fallimento della trattativa fra l’Eni e la Safi di Fiorenzo Sartor di fatto interrompe il ciclo produttivo dei cloroderivati che, in Sardegna, sembrava aver trovato la quadratura del cerchio. E invece va tutto a rotoli. «È una notizia che ci lascia basiti, anche se non più tardi di una settimana fa avevamo detto che l’accordo non era stato firmato e che era meglio essere prudenti - commenta il segretario generale della Femca-Cisl territoriale Gian Piero Murgia -. In questo modo la chimica sarda è in ginocchio perché il prossimo passo è la fermata del cracking dell’etilene. Dire che siamo preoccupati è poco poiché è chiaro che l’Eni prosegue nella sua politica di disimpegno dalla chimica. È una decisione poco saggia, sulla quale deve intervenire il governo, quel “garante” che ci aveva assicurato che tutti i problemi erano stati risolti per poi scoprire che non era vero niente. È una vicenda patetica: è da otto mesi che siamo appresso a questo benedetto accordo ma questo è il risultato». «C’è poca soddisfazione nel dire “l’avevamo detto” - sbotta Pier Franco delogu, segretario generale della Filcem-Cgil -. È una situazione gravissima prima di tutto per il petrolchimico e poi per il sistema industriale del territorio. È la conferma che la campagna elettorale è veramente finita e che nessuno si è impegnato per affrontare e risolvere i problemi della chimica. Ora bisogna far ripartire la mobilitazione del territorio e c’è da dire che ci sarà da lottare. In ballo non c’è solo il futuro di Porto Torres ma dell’intera industria chimica italiana. La controparte è l’Eni che deve cambiare politica. Non può abbandonare la chimica o affidarla al primo che passa per strada. Eni, poi significa governo, che deve assumersi impegni precisi. La situazione, per quanto grave, è di una semplicità disarmante: o si cambia o si va tutti a casa». Altrettanto pessimista il segretario della Uilcem-Uil Giovanni Tavera. «Lunedì si riunisce il cda di Ineos e non gli resta altro da fare che dichiarare il fallimento - sostiene il dirigente sindacale -. Questa è l’anticamera della chiusura dello stabilmento petrolchimico. Spero che qualcuni smentisca coi i fatti queste parole, ma al momento la situazione è questa. Ed è drammatica». «Con questa decisione la chimica, e non solo, è in ginocchio - sostiene Luciano Mura, sindaco di Porto Torres -. Il cracking dell’etilene, a questo punto, verrà chiuso e impianto dopo impianto di andrà alla dismissione totale, al disatro totale». Ma nel mirino del sindaco non ci sono solo l’Eni e la Safi di Fiorenzo Sartor. «La situazione rischia di essere peggiore di un paio di mesi fa ma ora si agguiunge la responsabilità di chi ha contribuito, con dichiarazioni rassicuranti, a far calare la tensione del territorio. E, mi rivolgo ai parlamentari del territorio (soprattutto del Pdl) e ai consiglieri regionali che ora devono assumersi le responsabilità di quanto ci hanno raccontato in campagna elettorale. Va anche detto che l’Eni non ci ha dato una mano a risolvere i problemi perchè non solo vuole disimpegnarsi dalla chimica, ma sembra aver fatto di tutto per impedire che altri imprenditori potessero rilevare gli impianti. Ma il maggiore azionista dell’Eni è il governo, che controlla il 30 per cento delle azioni. Governo che ha, o avrebbe il potere per far cambiare rotta all’Eni ma che, evidentemente, non ha molto a cuore le sorti dell’industria chimica in generale e di quella sarda in particolare». ------------------------
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| inviato da portotorres il 28/3/2009 alle 10:7 | |
28 marzo 2009
PORTO TORRES Sartor lascia, colpo mortale per la chimica «Troppi debiti e incognite» dice l’imprenditore e non compra Ineos Scajola convoca tutti al ministero
| da La Nuova Sardegna SABATO, 28 MARZO 2009
Sartor lascia, colpo mortale per la chimica
Effetto domino: in pericolo migliaia di posti di lavoro a Porto Torres e Assemini
«Troppi debiti e incognite» dice l’imprenditore e non compra Ineos Scajola convoca tutti al ministero

di Gianni Favarato e Roberto Morini
VENEZIA. Fiorenzo Sartor, l’imprenditore trevigiano che fino a ieri sembrava aver concluso l’acquisto degli stabilimenti di Ineos Italia, ha gettato la spugna. Dopo quasi otto mesi di trattative, annunci di accordi firmati e poi sconfessati, ha abbandonato ieri il tavolo del negoziato con Ineos Group. Tentativo in extremis del ministro Claudio Scajola, che ha convocato i due protagonisti per lunedì a Roma. Ma Sartor è chiaro: «Troppi debiti e incognite, non ci sono più le condizioni per chiudere, me lo hanno detto e ridetto anche i miei avvocati». È un colpo durissimo per la chimica nazionale e per quella sarda. Il sindacato dà ragione a Sartor: «Ineos - dice Massimo Meneghetti, segretario della Femca-Cisl di Venezia - non vuole riconoscere il preaccordo del 31 dicembre, che per Sartor significherebbe un aggravio dei costi di 6 milioni». Ineos Group, azionista unico di Ineos Vinyls Italia dice, invece, di non comprendere il voltafaccia di Sartor e per lunedì ha indetto una seduta del consiglio di amministrazione che, probabilmente, deciderà di portare i libri contabili in tribunale. I riflessi sulla chimica sarda saranno immediati. L’eventuale chiusura di Ineos, oltre a mettere in strada i suoi 160 dipendenti di Porto Torres, produrrebbe infatti un effetto domino sia a livello nazionale che sardo. Ineos infatti, per produrre plastica, vmc e pvc, acquista il dicloretano dalla Syndial di Assemini - altri 250 dipendenti diretti, più 150 nelle imprese esterne, cioè 400 posti di lavoro - che a sua volta utilizza come materia prima l’etilene prodotto a Porto Torres da Polimeri Europa, 780 dipendenti. Compreso l’indotto sono alcune migliaia di lavoratori - cinquemila, hanno azzardato i sindacati - che rischiano il posto di lavoro. Nell’ultima settimana l’interminabile trattativa tra Sartor e Ineos - iniziata nel settembre dell’anno scorso - sembrava essere arrivata alla stretta finale. Era stato anche superato, al ministero dello Sviluppo lo scorso 17 marzo, lo scoglio dei debiti che Ineos deve alle società - Syndial e Polimeri Europa - dell’Eni: 80 milioni di euro che Eni è stata costretta dal governo a rinegoziare, relativi a forniture arretrate dell’etilene di Polimeri Europa e del dicloretano di Syndial che arrivava da Assemini e Porto Torres anche a Marghera. Ma proprio al momento della stretta finale sono ritornati al pettine i problemi di sempre, mai scomparsi: Ineos ha ridotto il suo capitale sociale al lumicino e ha troppi debiti con fornitori e altri creditori, tra i quali anche l’Agenzia delle Entrate. Come se non bastasse - secondo i collaboratori di Sartor - negli ultimi giorni Ineos Group aveva perfino chiesto all’imprenditore una «lettera di credito» per garantirsi dal pagamento delle future forniture di dicloretano prodotto nei suoi stabilimenti tedeschi o inglesi. Non meno pesante è stato il condizionamento della crisi di mercato del pvc (quasi 30 per cento in meno di ordinativi) - destinata, secondo gli esperti, a durare ancora a lungo - che si aggiunge alle pesanti perdite accumulate da Ineos negli ultimi anni per gli alti costi di produzione (superiori ai ricavi) di cloro, cvm e pvc in particolare a Marghera dove non si producono più poliuretani (tdi) e dove l’impianto del clorosoda (di Syndial) utilizza ancora le vecchissime e inquinanti tecnologie al mercurio e consuma troppa energia. Alla fine del conto, Fiorenzo Sartor avrebbe dovuto mettere di tasca sua circa 200 milioni di euro - tra acquisizione, pagamento dei pregressi e consistenti investimenti per mettere in sicurezza gli impianti - con la prospettiva di uno o due anni di mancati ricavi. Non a caso in molti si sono sempre chiesti: ma chi glielo fa fare a Sartor?. Una domanda a cui l’imprenditore trevigiano rispondeva: «Io sono un imprenditore che lavora tanto e con soldi suoi, ce la farò». Tant’è che in dicembre Sartor ha chiuso un negoziato con Ineos ed ha acquistato suoi due impianti (di Argenta e Frosinone) in attivo che lavorano pvc per produrre compund. I giudizi più malevoli insinuavano che Sartor puntava solo alle aree, senza più gli impianti del ciclo del cloro - che lui stesso avrebbe potuto smontare con le sue attrezzature - per poi utilizzarle o venderle per attività logistiche in proprio o per conto terzi. Fatto sta che ieri tutto il castello costruito intorno al salvatore della chimica italiana è crollato, smentendo i trionfanti annunci del premier Silvio Berlusoni, che alla vigilia delle elezioni in Sardegna del febbraio scorso aveva annunciato durante una riunione del consiglio dei ministri: «La chimica è salva, il compratore è un valido imprenditore italiano, che scongiurerà la chiusura degli stabilimenti». Ieri, invece, Eni ha annunciato che - visti i mancati pagamenti e l’uscita di scena di Fiorenzo Sartor che s’era impegnato a pagarli - non fornirà più materie prime a Ineos che dalla prossima settimana fermerà gli impianti e quasi certamente porterà i libri contabili in tribunale per la procedura di fallimento. ---------------------- |
| inviato da portotorres il 28/3/2009 alle 9:29 | |
26 marzo 2009
PORTO TORRES. Arrivano le navi da crociera, la città scommette nel turismo
| da La Nuova Sardegna GIOVEDÌ, 26 MARZO 2009
Arrivano le navi da crociera, la città scommette nel turismo

di PINUCCIO SABA PORTO TORRES. Non saranno le grandi navi da quasi 300 metri di lunghezza a inaugurare la stagione delle crociere a Porto Torres, ma una un po’ più piccola. E così lunedì, alla banchina della Teleferica attraccherà la motonave «Adriana» della compagnia di navigazione francese “Pleincap”, con a bordo duecento turisti provenienti dall’Alta Savoia. Ma non si tratta di una tappa occasionale, come è accaduto in passato. La compagnia di navigazione ha infatti previsto una serie di approdi per tutto il 2009 grazie al fatto che il programma del tour prevede il periplo della Sardegna. La tappa di Porto Torres è stata scelta per l’offerta storica e archettonica rappresentata dall’Antiquarium Turritano e dalla basilica dei Martiri Turritani. Per confermare la tappa portotorrese è stata però necessaria la stretta collaborazione fra amministrazione comunale e la Soprintendenza ai Beni archeologici poiché il lunedì il museo è chiuso. Per cercare una soluzione, un paio di mesi fa l’agenzia Alguer Tour ha scritto al sindaco e alla Soprintendenza spiegando che i turisti francesi avrebbero fatto tappa a Porto Torres ma a condizioni di poter visitare alcuni monumenti. L’offerta culturale della città aveva infatti attirato l’attenzione di numerosi tour operator d’oltremare, attratti soprattutto dalle rovine di Turris Libisonis, dalla basilica di San Gavino e dell’Asinara. Una soluzione che è stata trovata grazie alla disponibilità della Soprintendenza, che aprirà i battenti del museo, e del comune che invece metterà a disposizione dei turisti le guide in lingua francese. «Non è stato difficile raggiungere l’accordo con la Soprintendeza - ha commentato il sindaco Luciano Mura - e l’arrivo della prima nave da crociera della Pleincap significa che la promozione della città sta dando i primi frutti. Non bisogna dimenticare, infatti, che Porto Torres è l’unico centro turistico che ha fatto registrare un incremento di presenze superiore al 30 per cento. A Miami (dove si tiene la più importante borsa del crocierismo del mondo ndc), mi è stato detto che l’offerta della Sardegna in generale, e di Porto Torres in particolare, è stata molto apprezzata dai tour operator. A noi il compito di non deludere i turisti». La speranza è che i turisti, lunedì mattina, non trovino la città chiusa per turno e per questo motivo il sindaco ha intenzione di sollecitare i commercianti ad aprire qualche negozio in più già dal prossimo incontro con i rappresentanti di categoria che si dovrà tenere entro questa settimana. Porto Torres, ha ricordato il sindaco, non è ancora in grado di attrarre il turismo residenziale e, sfruttando le esperienze altrui, il turismo delle crociere deve diventare uno dei capisaldi dell’industria dell’accoglienza. In tre anni Olbia è passata da 30 mila e 209 mila arrivi. E la città di Olbia, come ha ammesso il presidente dell’Autorità portuale Paolo Piro, offre molto meno di Porto Torres. ------------------------------------ |
| inviato da portotorres il 26/3/2009 alle 6:47 | |
12 febbraio 2009
PORTO TORRES Ciclat di Bologna se ne occuperà per i prossimi quattro anni. Affidato il servizio di raccolta dei rifiuti urbani
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da La Nuova Sardegna GIOVEDÌ, 12 FEBBRAIO 2009
Lunedì sono state aperte le buste delle tre imprese che hanno partecipato al bando
Affidato il servizio di raccolta dei rifiuti urbani
Per i prossimi quattro anni se ne occuperà il consorzio di cooperative Ciclat di Bologna

PORTO TORRES. Sarà il consorzio di cooperative «Ciclat» di Bologna a gestire per i prossimi quattro anni il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. La Ciclat si è infatti aggiudicata la gara di appalto bandita lo scorso anno dall’amministrazione comunale alla quale avevano partecipato altre due aziende: la sassarese Manutencoop e la società che ha gestito nell’ultimo anno e mezzo il servizio, la Derichebourg-San germano. L’ultimo atto, lunedì mattina, quando la commissione ha aperto le ultime buste che contenevano le offerte presentate dalle tre aziende. L’offerta a base d’asta al ribasso era di 11 milioni e 734 mila euro per quattro anni: la Manutencoop ha presentato un ribasso dello 0,16 per cento; la Derichebourg-Sam Germano dello 0,19 per cento mentre la Ciclat ha presentato un ribasso del 3,25 per cento. Ed è stata proprio questa offerta che è stata determinante per l’assegnazione dell’appalto. Lo scorso 24 ottobre la commissione, presieduta dal dirigente dell’ufficio Ambiente Marcello Garau, aveva aperto i plichi presentati dalle tre aziende e subito dopo era stato esaminato il progetto tecnico. Una valutazione durata un paio di mesi, al termine dei quali il miglioro progetto era risultato quello della Derichebourg-San Germano, leggermente superiore a quello della Ciclat mentre più distaccato c’era il progetto della Manutencoop. Determinante, quindi l’offerta economica che ha assegnato un punteggio elevato al progetto complessivo della Ciclat alla quale è stato aggiudicato provvisoriamente il servizio. Le altre due concorrenti hanno infatti 60 giorni di tempo per presentare un eventuale ricorso. Il progetto della Ciclat prevede un sistema di raccolta articolato, avente periodicità fissa, la cui peculiarità evidente risiede nella capillarità, in quanto si tratta di un servizio che con regolarità permette l’intercettazione direttamente presso le famiglie e le attività commerciali. Spariranno quindi i cassonetti stradali, ma a ogni utente saranno consegnati contenitori specifici per la raccolta di ogni tipologia di rifiuto, un sistema che dovrebbhe permettere di registrare un considerevole aumento della quantità del materiale raccolto in modo differenziato, e di migliorare sensibilmente la qualità del rifiuto recuperato. È prevista l’assunzione di una quarantina di lavoratori. Il nuovo sistema richiede ovviamente la piena collaborazione dei cittadini, per dare un segno di civiltà e di rinnovata cultura ambientale all’intera città. Quasi immediato il servizio “porta a porta” a partire dal centro storico, dal Quartiere Satellite e dalla Zona industriale, che entro il secondo anno dovrà essere allargato all’intera città. A oltre dieci anni dalla nascita del Parco nazionale, infine, farà parte dell’appalto anche l’isola dell’Asinara. -------------------------------- |
| inviato da portotorres il 12/2/2009 alle 15:4 | |
10 febbraio 2009
PORTO TORRES SASSARI L’allarme rosso nell’attesa del nuovo porto Finanziamenti del G8: «Se li recuperiamo occorre anche la procedura accelerata
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da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 10 FEBBRAIO 2009
L’allarme rosso nell’attesa del nuovo porto
Finanziamenti del G8: «Se li recuperiamo occorre anche la procedura accelerata»
PORTO TORRES. La riunione convocata sabato scorso per fare il punto sullo stato dell’arte dei lavori compiuti e da compiere in vista dell’apertura del porto commerciale, si è trasformata in un lamento unanime appena appresa la notizia che non tra i fondi bloccati dal Governo per le opere collaterali del G8 c’era anche la quota di 30 milioni di euro per la realizzazione dell’antemurale di levante. All’incontro erano presenti la compagnia portuale, agenti marittimi, piloti e gruppo ormeggiatori e barcaioli. «Rispetto agli impegni proclamati sul territorio - ha esordito il sindaco Luciano Mura -, vedi la procedura accelerata per i lavori del porto, si è invece verificato un colpo mortale che rischia di vanificare tutti quei finanziamenti regionali adoperati per le altre opere portuali. Perché anche recuperando il finanziamento, bisogna ricordare che servono le procedure accelerate del G8 per completare in tempo breve l’opera indispensabile per la fruibilità presente e futura dello scalo di Porto Torres». Una affermazione condivisa dal vice presidente della Regione Carlo Mannoni e dall’assessore ai Trasporti Sandro Broccia, presenti in veste istituzionale all’incontro, e ampliata pure dalla voce degli operatori marittimi invitati alla riunione operativa. «Senza la realizzazione dell’antemurale - ha sottolineato Eugenio Cossu, rappresentante della Grimaldi group per la linea Civitavecchia-Porto Torres-Barcellona -, rischiamo di buttare a mare tutte le altre opere già fatte: non avendo ormeggi sicuri per i nuovi tipi di navi, infatti, si rischia di avere un porto menomato che non potrà proporsi per i nuovi traffici». Allarme rosso dunque se manca quell’opera portuale inserita nell’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri, all’interno di uno stanziamento complessivo di 522 milioni di euro, ma qualcuno spera che almeno la banchina Segni possa rendersi disponibile: «Se l’escavo dei fondali si realizzasse con tempistica certa - ha auspicato il presidente delle Agenzie marittime sarde, Alessandro Viazzo - si potrebbe cominciare a parlare delle navi da crociera: i programmi si fanno un anno prima, però, a lavori finiti l’area archeologica e gli spazi verdi di fronte alla banchina renderebbero la città molto più piacevole rispetto a prima». Per l’escavo dei fondali ci sarà a breve la firma della convenzione tra Regione e Comune: «Una volta esperiti tutti i lavori - ha ricordato l’assessore alla Portualità Giacomo Rum -, si potrà rendere disponibile la banchina del molo Segni che con i suoi 363 metri è la più lunga della Sardegna. Nel molo 1, intanto, sono in esecuzione i lavori di pavimentazione e l’inserimento delle bitte di traversine che consentiranno ormeggi in sicurezza». Gavino Masia
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| inviato da portotorres il 10/2/2009 alle 8:1 | |
8 febbraio 2009
PORTO TORRES. Scoperta una domus di età romana con pozzi e pertinenze dell’antico porto Grandi lavori nella più grande area della Sardegna con 18 ettari di antichità, storia e cultura
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da La Nuova Sardegna DOMENICA, 08 FEBBRAIO 2009
Entro l’estate si aprirà il parco archeologico
Scoperta una domus di età romana con pozzi e pertinenze dell’antico porto
Grandi lavori nella più grande area della Sardegna con 18 ettari di antichità, storia e cultura

PORTO TORRES. Ci sono importanti novità nel settore archeologico turritano dopo l’approvazione del progetto di variante relativo ai lavori del palazzo di Re Barbaro, che con la ripresa degli interventi permetteranno (a lavori conclusi) di mettere perfettamente in luce il mosaico dell’Orfeo e rendere fruibile tutta l’area archeologica demaniale. «E’ finalmente assicurata entro il prossimo mese di maggio la conclusione dei lavori del progetto “Il domani dell’archeologia” - sottolinea l’assistente tecnico-scientifico della Soprintendenza per i Beni archeologici, Franco Satta -, finanziato da fondi provenienti dal gioco del Lotto, con interventi che hanno riguardato la Basilica di San Gavino, il ponte di collegamento tra le Terme Maetzke e il palazzo di Re Barbaro e il parco archeologico di Turris Libisonis». In un’area attigua alla stazione marittima sono state messe in luce una Domus con pavimento mosaicato di età romana, pozzi e altre strutture pertinenti quasi certamente all’antico porto romano. «Tecnicamente - precisa Satta - la Soprintendenza sta seguendo i lavori delle fondazioni che dovranno sostenere una struttura in calcestruzzo, che declina a gradoni dalla stazione marittima al porto, ma che soprattutto tende a salvaguardare e tenere bene in vista le strutture archeologiche esistenti». In pratica sono stati già realizzati i plinti di fondazione, dove saranno installati i pilastri che sosterranno tutta la struttura: Un progetto realizzato dall’architetto Giovanni Maciocco, preside della facoltà di Architettura di Alghero, che rappresenta una sorta di water-front tra mare e cultura. Anche nel Ponte Romano sono praticamente conclusi il primo lotto dei lavori di restauro e integrazione, da rendere visibile metà dell’antica pavimentazione romana che lastricava tutto il ponte. A breve partirà la fase finale, con l’installazione di una passerella che percorrerà la parte scoperta del ponte rendendolo fruibile al pubblico. Con gli interventi nello spazio antistante la Torre Aragonese, sperando nella clemenza del tempo, prima della bella stagione la città potrà così presentare il suo vasto patrimonio archeologico, artistico e storico al completo, ed entrare nel circuito del turismo culturale itinerante. «Il patrimonio archeologico è una delle grandi risorse di questa città - ricorda il sindaco Luciano Mura -, e negli interventi che si stanno realizzando o portando a compimento si potrà offrire a cittadini e visitatori un percorso affascinante che si estende dall’area archeologica sino all’interno del tessuto urbano». La valorizzazione dei diciotto ettari del parco archeologico, il più grande dell’isola, e degli altri monumenti cittadini, sono la scommessa vincente da presentare ai turisti e visitatori. Gavino Masia
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| inviato da portotorres il 8/2/2009 alle 9:41 | |
5 febbraio 2009
PORTO TORRES 05 Febbraio 2009 Porto industriale: un lungo elenco di carenze C’è molta attenzione, da parte di tutti, per il futuro del porto civico.
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da La Nuova Sardegna GIOVEDÌ, 05 FEBBRAIO 2009
Porto industriale: un lungo elenco di carenze
Ieri sovralluogo della commissione comunale alla Portualità: stilata una relazione
Interventi urgenti al molo Asi, nelle banchine, nei piazzali e nelle aree di sosta
di PINUCCIO SABA PORTO TORRES. C’è molta attenzione, da parte di tutti, per il futuro del porto civico. Ma anche l’altro scalo marittimo, quello industriale, avrebbe bisogno di un robusto intervento di manutenzione sia alle infrastrutture sia ai servizi. Il porto industriale (molo Asi, banchine, piazzali, aree di sosta) mostra infatti un forte degrado. Come, tra l’altro, hanno potuto notare anche i responsabili dell’Autorità Marittima i cui uffici sono ospitati da alcuni mesi nella palazzina ex Asi. Ma a ufficializzare questo degrado, ci hanno pensato i componenti della commissione comunale alla Portualità, presiduta da Francesco Carta, che ieri mattina hanno effettuato un sovralluogo al porto industriale, che hanno così potuto stilare un elenco delle carenze da mettere “nero su bianco” in una relazione che verrà inviata alla Commissione Portuale (il braccio decisionale) dell’Autorità Marittima. Diverse le criticità, dovute anche a interventi urgenti effettuati in passato per far fronte alle emergenze. È il caso del riempimento del canale di scolo che una volta si trovava all’ingresso del grande piazzale. In seguito ai ripetuti cedimenti delle grate che proteggevano le caditoie per l’acqua piovana, diversi anni fa si pensò bene di eliminare il canale di scolo con una belle colata di cemento. Il risultato è che la pioggia, anche quando non è intensa, in pochi minuti forma un lago largo decine di metri e profondo un palmo. «La cosa peggiore che vediamo è all’arrivo dei passeggeri - spiega Francesco Carta che, lui, al porto ci lavora -. Si bagnano e si inzaccherano, portano in braccio bambini e qualche volta i parenti anziani. Davanti a quelle scene mi vergono, sembra di essere in un porto da terzo mondo». Ma i problemi riguardano anche l’area di sosta dei rimorchi, altrettanto disastrata, e la banchina principale del molo Asi, utilizzato oltre che per il carico e lo scarico delle merci, anche come approdo per le navi passeggeri. Qui la banchina, subito dopo i binari sui quali una volta correvano le gigantesche gru del porto, è sprofondata, si è abbassata in certi tratti anche di mezzo metro creando non pochi problemi agli operatori del porto. Resta ancora irrisolto, infine, il problema dell’approvvigionamento dell’acqua potabile mentre andrebbe potenziata anche l’illumimazione su tutta l’area portuale anche per adeguare la visibilità alle norme di sicurezza, diventate più severe in seguito all’attentato dell’11 settembre del 2001. --------------
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| inviato da portotorres il 5/2/2009 alle 7:42 | |
18 gennaio 2009
Porto Torres. La vicenda è venuta alla luce quando la ragazza ha raccontato tutto ai genitori Due fratelli in carcere: violenza
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da L'Unione Sarda Domenica, 18 Gennaio 2009 |
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Porto Torres. La vicenda è venuta alla luce quando la ragazza ha raccontato tutto ai genitori |
Due fratelli in carcere: violenza Hanno cercato di abusare di una tredicenne |
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A tredici anni ha sconfitto la paura e ha fatto finire in prigione G. C. e F. C., due fratelli manovali di Sassari di 46 e 42 anni, arrestati con l'accusa di violenza sessuale aggravata. Loro l'avevano presa di mira da tempo, da una sera di metà ottobre. Bloccata in una strada buia, costretta a sentire le mani di quei due uomini che la stavano perseguitando da mesi. Ha custodito il segreto per giorni poi si è sfogata con mamma e papà e li ha denunciati. A tredici anni ha sconfitto la paura e ha fatto finire in prigione G. C. e F. C., due fratelli manovali di Sassari di 46 e 42 anni, arrestati con l'accusa di violenza sessuale aggravata. Loro l'avevano presa di mira da tempo, da una sera di metà ottobre. La ragazzina è alla fermata dell'autobus nel quartiere di san Giovanni a Sassari. Da sola, si guarda intorno e aspetta di poter tornare a casa. Loro sono poco più in là, chiusi in macchina: la vedono, pensano che lei li stia spiando e le urlano di voltarsi dall'altra parte. Quando sale sul mezzo pubblico, lei pensa di essere in salvo, quegli insulti ce li ha ancora in testa, ma ora è tranquilla, rannicchiata sul sedile dell'autobus, lontana da quei due che le hanno urlato di tutto. Qualche giorno dopo, però, li ritrova al bar, in piedi a bere qualche birra e chiacchierare con degli amici. Uno di loro la riconosce, la guarda fisso e poi la aggredisce. Lei se ne sta in un angolo: non reagisce, non si difende, ha paura. Va avanti per un po', fino a quando un signore all'interno del locale non interviene. Si volta verso G. C. e gli chiede di smetterla, di lasciarla in pace. Un attimo dopo, la ragazzina è di nuovo per strada, terrorizzata da quei due uomini che ora sanno dove trovarla. Una sera, mentre lei sta andando a casa di un'amica, li incontra ancora. Loro sono a bordo di un camion. Intorno non c'è nessuno, la via è buia. Per i due fratelli è il momento perfetto. Quello che sta dalla parte del passeggero scende di corsa, mentre l'altro accosta al marciapiede. Un secondo dopo sono di nuovo insieme a inseguire per strada quella ragazzina che scappa verso la casa dell'amica. Non fa in tempo. I due le sono addosso, la sbattono a terra, le infilano le mani sotto i vestiti, vogliono farle capire che ora decidono loro. Ma lei non sta ferma, si aggrappa al giubbottino che le stanno strappando di dosso, lo stringe, si divincola contro l'asfalto di quella vietta di un quartiere periferico della città, poi riesce a fuggire. Quando torna a casa dai genitori è sconvolta, ma non dice una parola di quello che le è accaduto. Spera solo di riuscire a dimenticarlo in fretta. Ma non è così. Dopo qualche settimana di silenzio, racconta tutto agli investigatori che avvieranno un'inchiesta per violenza sessuale aggravata. ITTIRI Stessa accusa per due ragazzi di diciassette e diciotto anni di Ittiri, arrestati per aver violentato una loro amica la notte di Capodanno. Le forze dell'ordine li hanno fermati venerdì sera, il maggiorenne è rinchiuso nel carcere di san Sebastiano, mentre il suo amico che non ha ancora compiuto 18 anni è stato trasferito nella struttura penitenziaria di Quartucciu. Per loro, oltre all'accusa di violenza sessuale di gruppo, c'è anche quella di sequestro di persona. MARIELLA CAREDDU ---------------------------- | | |
| inviato da portotorres il 18/1/2009 alle 11:39 | |
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